Il clima è sempre cambiato, ma questa volta la causa siamo noi
di Luca Mercalli
Tra le autorassicurazioni più diffuse di fronte agli allarmi climatici compare il classico “Ma il clima è sempre cambiato, di cosa ci preoccupiamo?”. È un’affermazione subdola, in quanto contiene una verità inconfutabile – è vero, il clima è sempre cambiato – ma ne trascura le ragioni, i tempi e le conseguenze.
La Terra ha oltre 4,5 miliardi di anni e il clima ovviamente l’ha accompagnata nella sua lunga evoluzione, da condizioni primordiali ostili alla vita fino al tranquillo Olocene favorevole all’Umanità. Questo dunque il primo errore di prospettiva: guardare a variazioni straordinarie di climi arcaici nei quali noi non esistevamo (Homo sapiens c’è da circa 300.000 anni), o avevamo semplici strutture sociali basate su caccia, raccolta e nomadismo, molto differenti da quelle della civiltà dell’Olocene (ultimi 10.000 anni, segnati dalla scoperta dell’agricoltura e dalla diffusione di sistemi urbani, fino a raggiungere oltre 8 miliardi di individui).
Se infatti ci concentriamo sulle variazioni climatiche degli ultimi millenni dopo la stabilizzazione climatica post-glaciale, vediamo che il clima terrestre ha subito variazioni termiche molto contenute, dell’ordine di 1°C, garantendo un lungo periodo di tranquillità climatica alla nostra specie. Nel volume “Breve storia del clima in Italia” (Einaudi, 2025) percorro l’evoluzione climatica della penisola dall’ultima glaciazione al riscaldamento globale, mettendo in luce come le anomalie di freddo abbiano nettamente dominato la scena rispetto a quelle di caldo, e come piccoli cambiamenti del clima locale abbiano influito sulla società agraria del passato. Siccità e alluvioni, grandinate e tempeste, geli precoci o tardivi, hanno sempre comportato immediate conseguenze nella produzione alimentare, aprendo la via a carestie, tumulti ed epidemie, almeno fino all’avvento della rivoluzione industriale. Celebre la crisi alimentare nella Milano del 1630 con l’assalto ai forni narrato dal Manzoni, a seguito delle pessime annate agrarie precedenti.
Torniamo ora alla rassicurante considerazione “Ma il clima è sempre cambiato”: sarebbe lecito anche chiedersi quali siano state le ragioni fisiche di questi cambiamenti. La paleoclimatologia ha compiuto grandi passi negli ultimi decenni arrivando a ricostruire con grande dettaglio il clima dell’ultimo milione di anni, soprattutto grazie ai carotaggi profondi del ghiaccio dell’Antartide, prima con il progetto europeo Epica, che esplora 800.000 anni, poi con Beyond Epica in corso di analisi, che potrà estendersi fino a 1,3 milioni di anni fa. Altri dati provengono dall’indagine degli anelli di accrescimento degli alberi (dendroclimatologia), dai pollini fossili (paleopalinologia), dalle concrezioni in grotta (speleotemi), dai resti archeologici, dalle analisi di isotopi radioattivi. Le cause naturali delle variazioni termiche del pianeta sono dunque riconducibili a una manciata di processi: la lenta variazione dei parametri orbitali che governa i cicli glaciali e interglaciali, l’attività solare, le esplosioni vulcaniche che proiettano aerosol in grado di opacizzare l’atmosfera, le variazioni di gas serra in relazione all’attività della biosfera e degli oceani.
Per ognuna delle anomalie climatiche del passato si è dunque cercato di rintracciare la causa scatenante. Per esempio l’esordio della Piccola Età glaciale che ha attanagliato l’Europa dalla metà del XIII secolo alla fine del XIX è oggi spiegato da un violento evento iniziale, la gigantesca eruzione del vulcano indonesiano Samalas nel 1257, che ha raggiunto un indice di esplosività vulcanica (VEI) pari a 7 e ha innescato un repentino raffreddamento planetario. Successivamente altre eruzioni vulcaniche e alcuni minimi di attività solare hanno innescato fenomeni di retroazione che hanno portato all’ampliamento della banchisa artica e a sei secoli di prevalente clima freddo e tempestoso. Viceversa i brevi periodi miti dell’età romana e medievale, sono oggi spiegati dalla relativa calma vulcanica e hanno positivamente influito sulle attività economiche grazie alla regolarità delle precipitazioni e ai relativi abbondanti raccolti di cereali, ma non hanno presentato temperature più elevate di quelle attuali: la mummia Oetzi vecchia di 5300 anni emersa dal ghiacciaio del Similaun nel 1991 a 3200 m al confine tra Italia e Austria dimostra che negli ultimi millenni non vi sono state fasi di deglaciazione peggiori di quella attuale, altrimenti si sarebbe deteriorata.
Poiché disponiamo di modelli di simulazione del clima che possono lavorare anche sui dati del passato verificando l’azione di differenti fattori forzanti che li hanno causati, da tutte queste informazioni emerge che il riscaldamento globale ben visibile a partire dagli anni ‘90 ha come unica spiegazione l’aumento artificiale dei gas serra (CO2, metano, ossidi di azoto e altri composti industriali, allevamento bestiame e deforestazione), mentre i fattori naturali al momento non stanno operando. In breve, se non ci fosse il fattore forzante umano il clima di oggi non dovrebbe riscaldarsi ma sarebbe rimasto grossomodo costante, con le stesse condizioni che aveva all’inizio del Novecento. Il clima è sempre cambiato, dunque, ma questa volta la causa siamo noi!
Altri due elementi da tenere in conto sono la velocità del cambiamento e la sua intensità. I dati paleoclimatici ci dicono in proposito due cose: la rapidità dell’aumento termico in atto è molto più elevata delle lente variazioni del passato e la magnitudo è a livelli record plurimillenari, se si pensa che la concentrazione di CO2, pari a 430 parti per milione, non ha eguali almeno negli ultimi 14 milioni di anni (The CenCO2PIP Consortium, 2023) e le temperature globali più recenti sono le più elevate da circa 125.000 anni (sistema europeo di monitoraggio satellitare Copernicus).
Anche questi dati sono assolutamente nuovi per la nostra civiltà, e rischiano di mettere a repentaglio la nostra sicurezza alimentare, di attivare gigantesche migrazioni e scatenare fenomeni meteo estremi inediti. Il lavoro collettivo coordinato da William Ripple dell’Università dell’Oregon “Rapporto sullo stato del clima 2025: un pianeta in bilico” uscito su BioScience elenca tutti gli indicatori ambientali fuori scala che rappresentano un pericolo per l’umanità proprio per la difficoltà di adattamento della nostra specie e di tutte le altre in tempi così rapidi.

I modelli di simulazione del clima sono in grado di farci intravedere l’entità del riscaldamento futuro in base ai nostri livelli di emissione, e dunque permetterci di quantificare il rischio che le generazioni più giovani hanno di fronte: è quindi stupido cullarsi nella tranquillizzante illusione “Ma il clima è sempre cambiato”, perché ci fa perdere il tempo prezioso che dovremmo utilizzare al fine di ridurre la causa (le emissioni) e temperare i danni (adattamento).
La storia del clima ci insegna che piccole variazioni hanno creato grandi disagi ai nostri antenati: figuriamoci cosa faranno dunque grandi variazioni in uno scenario termico mai visto prima dalla nostra specie, oggi mai così numerosa e vulnerabile. Antonio Guterres, Segretario Generale delle Nazioni Unite, a marzo 2026 ha detto: “Il clima globale è in una situazione di emergenza, il pianeta Terra è spinto oltre i suoi limiti. Ogni indicatore climatico lampeggia in rosso. L’umanità ha appena sopportato gli undici anni più caldi mai registrati. E quando la storia si ripete undici volte, non è più una coincidenza: è un invito ad agire”.
Luca Mercalli è un climatologo specializzato nella ricerca su climi e ghiacciai alpini. Presiede la Società Meteorologica Italiana, è stato consulente dell’Unione Europea e consigliere scientifico di ISPRA-Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, e insegna sostenibilità ambientale in scuole e università in Italia (Università di Torino-SSST), Svizzera e Francia.
È direttore della rivista Nimbus e ha collaborato con diverse testate, tra cui la RAI, Il Fatto Quotidiano, la Repubblica e La Stampa. Tra i suoi libri: Filosofia delle nuvole (Rizzoli), Viaggi nel tempo che fa (Einaudi), Prepariamoci (Chiarelettere), Non c’è più tempo (Einaudi), Il clima che cambia (BUR), Salire in montagna (Einaudi), il libro per bambini Uffa che caldo (ElectaKids) e il fumetto Il tuo clima (TataiLab).




