Ottimo articolo, Chiara! Purtroppo, come mi disse tempo fa il biologo marino Howard Dryden, la natura complessa e nascosta di certi sistemi influisce sulla capacità delle persone di vederne la reale complessità e tutti i collegamenti possibili. Sarebbe bello se tutte e tutti avessimo più familiarità con il pensiero sistemico, aiuterebbe a ridurre il giudizio fine a se stesso e probabilmente a risolvere (o quanto meno mitigare) realmente questi e altri problemi.
Ottimo articolo, per una come me che sí collega tutto, Greta è sempre un esempio da seguire. Ed è ovvio che venga oscurata. Siamo noi che dobbiamo impedirlo
Non sono d’accordo con lei. Imbastardire una lotta giusta come quella ecologica con altri ismi come colonialismo imperialismo ecc. porta la lotta stessa in secondo piano. Dare le colpe non aiuta di certo a risolvere il problema. Senza contare che quello a cui dà la colpa é anche quello che garantisce ai popoli di crescere in benessere. Come la lotta per i femminicidi macchiata dai pro-pal. Pensa davvero che il femminismo ne abbia beneficiato? Le lotte di Greta sono come la sua lotta ecologista: vuote e prive di contenuti perché non danno mai una soluzione, ma mostrano solo il problema. Sun tzu diceva: se non porti soluzioni sei parte del problema. Ovviamente questa è la mia idea, ma ho trovato il suo articolo molto stimolante per una discussione e un ragionamento. Le faccio quindi i miei più sentiti complimenti e spero di leggerla ancora.
Quindi Thunberg sbaglia perché punta il dito sulle cause, e poi perché non si occupa delle cause?
Dare le colpe è NECESSARIO per risolvere il problema: pensi di poter eliminare una malattia senza conoscerne le cause? È esattamente quello che fa Thunberg. Le soluzioni tecniche al problema le conosciamo da anni o decenni. Mancano le soluzioni politiche.
Lei non addita le cause addita i colpevoli. Che é quello che ho scritto.Sono due cose diverse. Se sono chiare le soluzioni tecniche poi sarebbe bello saperle perché non mi sembrano così chiare. Il colonialismo é la causa della disparità sociale. Bene quale è la soluzione? Attenti però che la soluzione potrebbe non piacere agli stessi che la propongono!
Ciao Nicola, mi fa piacere che tu abbia apprezzato l'articolo. Capisco il tuo punto di vista, ma non lo condivido. L’idea che "imbastardire" la lotta ecologista con altri "ismi" la renda meno efficace parte dal presupposto che i problemi sociali e ambientali siano separabili. In realtà, la crisi climatica è il prodotto di un sistema economico e politico che ha radici nel colonialismo, nel capitalismo estrattivista e nelle disuguaglianze globali. Ignorare queste connessioni significa affrontare solo i sintomi senza mai toccare le cause strutturali. Per questo si dice che le lotte sono e devono essere necessariamente intersezionali, ovvero abbracciare più cause in quanto connesse. Non possiamo "risolvere" la crisi climatica senza pensare al sistema politico e sociale che la tiene viva.
Dire che "dare la colpa non aiuta a risolvere il problema" è una semplificazione pericolosa. Non si tratta di distribuire colpe in astratto, ma di identificare le responsabilità di chi detiene il potere economico e politico, e di chi ha storicamente beneficiato della distruzione ambientale e dello sfruttamento delle risorse. Greta Thunberg e molte altre attiviste non si limitano a mostrare il problema, ma propongono soluzioni concrete: giustizia climatica, transizione ecologica equa o il disinvestimento dai combustibili fossili. Se il sistema le ignora, non è perché siano "vuote", ma perché fanno paura. Su come poi tecnicamente farle sicuramente ci voglio più persone e più menti esperte che si mettono insieme e collaborano, ma prima di tutto c'è bisogno che i governi prendano atto che serve un cambiamento.
La ringrazio per la risposta. Trovo il modo di porre il problema troppo filosofico. In teoria lei ha ragione mané utopia. L’ecologismo non é la salvaguardia del paesaggio né rimediare alle ingiustizie. É meramente la produzione di energia nel rispetto dell’ambiente. Andre Gorz sosteneva che l’ecologismo é socialismo. Sappiamo i danni che ha fatto il socialismo. Non si tratta quindi di dare la colpa al colonialismo ( che proprio non c’entra), ma semmai al capitalismo che considera le risorse ambientali infinite e l’homo economicus affamato sempre di nuovi prodotti. Ma ecco che il capitalismo con le sue problematiche si é rivelato l’unico sistema che funziona e l’unico in grado di portare progresso alle popolazioni indigenti. Nel suo libro sulla storia dell’Africa scritto da una africana di Zeinab Badawi , nel parlare della tratta degli schiavi, spiega bene perché non bisogna dare la colpa se si vuole trovare una soluzione. In merito sarebbe utile un bel confronto tra questi punti di vista che qualche post non può esaurire, ma con qualcuno più capace di me nell’esporli. Intanto comunque bene parlarne e confrontarsi. La ringrazio ancora.
Sarebbe interessante capire che cosa di preciso nella lotta di Greta risulti vuota e priva di contenuto, Nicola. Dare le giuste e meritate colpe aiuta a risolvere a risolvere il problema eccome, in quanto crea consapevolezza sul problema e la sua origine. Francamente vuoto e privo di contenuto mi sembra il suo commento, non di certo il coraggio di una giovane donna che ha contribuito ad amplificare la risonanza di un problema che riguarda tutte e tutti noi.
Mi dica tre cose che la giovane coraggiosa donna abbia detto per risolvere il problema? Additare chi ha colpa che sono sempre i cattivi capitalisti i colonialisti e tutti gli isti che vuole non aiuta a risolvere il problema io ho contribuito a scrivere questo: https://partitoliberaldemocratico.com/ambienteenergia/. La mia proposta é il nucleare. Di questo c’è bisogno. Non filosofia ma proposte concrete e vere. Ripeto ancora una cosa é additare i colpevoli e siamo tutti capaci una cosa é dare proposte.
Secondo esperti come il premio Nobel Giorgio Parisi, il nucleare oggi è troppo lento, costoso e inadatto per affiancare le rinnovabili in una transizione rapida. Oltre ad essere molto rischioso, non lo dimentichiamo, e primitivo: mentre accediamo a nuove risorse ci rivolgiamo al passato? Vede che anche la sua proposta appare poco concreta, se misurata in modo pragmatico ovvero con lo stesso pragmatismo (tanto per affibbiarle un ismo che a lei non piacerà) con cui lei misura l'operato e il simbolo Greta. Eppure è molto concreto il simbolo Greta, non per le soluzioni che propone ma per il simbolo stesso. Il simbolo del cambiamento. E il cambiamento è un fatto concreto. Milioni di giovani accesi da questa giovane attivista devono essere considerati come un fatto molto molto concreto, che implica una intrinseca pressione concreta sui governi. Le proposte, come dice bene l'articolista Comerci, devono semmai essere materia da tavola rotonda. Ma già esistono queste menti (climatologi, economisti, agronomi, Nobel vari ecc., però non vengono ascoltate). Se fosse per me, farei una inchiesta molto più democratica e meno borghese: non solo menti scientifiche chiamerei a discutere sulla catastrofe climatica ma ascolterei il parere perfino delle tribù dell'Amazzonia coi loro sciamani, nonché qualche contadino moderno seguace di Fukuoka, qualche grande poeta con la sua percezione ecc. Sinceramente mi baserei meno sugli agronomi e sugli avvocati del clima. Se vediamo i resoconti dell'ISPRA, sul suo stesso sito, sembra che in Italia la transizione ecologica sia già stata compiuta: piantumati alberi a Benevento, Bolzano ecc., Italia seconda dopo la Norvegia nella riduzione dei gas serra ecc. ecc. Il sito dell'ISPRA è molto concreto, sembra quasi vero! Il capitalismo si esprime con molta concretezza, molto pragmatismo e molto ecologismo. No, caro Zanella, il problema non è negli "ismi" tout cour, il problema riguarda semmai quali ismi assumere come posizione morale, etica, politica e quindi ecologica. Lei dice che il socialismo è stato una rovina; ma dove? Forse si riferisce al comunismo trasformato in dittatura repressiva (con tanto di gulag per migliaia di intellettuali e poeti) o ridotto a sopravvivere agli embargos degli USA e Israele (vedi Cuba e Palestina). Il capitalismo ci ha dato il benessere? Ma è proprio questo il problema! E' questo modello di benessere che non funziona e distrugge il pianeta. Noi dobbiamo ideare un benessere diverso, non su basi capitalistiche. Non vede che è proprio una idea socialista quella che si chiede a gran voce oggi? Forse non importa chiamarlo socialismo, però nemmeno possiamo chiamarlo ecologismo. Anche il governo Meloni si dice ecologista! E allo stesso modo si diceva ecologista Draghi il banchiere. Sicuramente questi signori, essendo capitalisti, hanno paura del socialismo e del comunismo. Su questo non ci piove. Ed ecco che si ritrovano una Greta socialista, o anticapitalista, che ormai usa mettere in connessione le cause con gli effetti, come dovrebbe fare qualsiasi persona intelligente. Ed è per questo che la silenziano, così come reprimono i militanti di Ultima generazione. La paura è tale che hanno emanato provvedimenti in virtù dei quali si possono condannare questi attivisti a 6 anni di carcere e multe enormi, solo per aver imbrattato Van Gogh con della vernice rimovibile in nome del diritto alla vita e al benessere. Diritto al vero benessere. Van Gogh sarebbe stato sicuramente dalla loro parte, amante della natura com'era. Questa borghesia capitalista non usa i gulag, usa gli avvocati (perfino la dirigente dell'ISPRA è un avvocato!) e i giudici complici, che ovunque sono in maggioranza di destra. Ma il risultato è lo stesso dei gulag: eliminare il dissenso. Il fascismo di oggi non veste camicie nere ma grigie e blu stellate, amico mio.
Perché tutta questa energia non la riversiamo nel fondare un partito socialista, ma senza questo nome un po' vecchietto. Si potrebbe chiamarlo CLIMA, Marx sarebbe d'accordo. Il primo punto statutario potrebbe essere il ripristino dei livelli climatici preindustriali. Poche parole, in cui già balugina la necessaria battaglia di riconversione della cattiva industria, per una industria che produca pannelli solari, pale eoliche, macchine elettriche o a plastoline. Il capitalismo è arrivato alla fine, molto peggio del comunismo. Del resto capitalismo significa libera iniziativa privata e capitali capitali e capitali, solo questo. E dove vige il denaro non ha effetti nemmeno la legge, figuriamoci il senso del bene comune.
È una prospettiva interessante, io personalmente essendo un 16 enne all’epoca dell’ascesa di Greta non avevo sviluppato questo genere di pensiero critico. Mi viene da dire però che il suo passaggio a “persona vera” non implicava necessariamente che si svolgesse così. La scelta di portare la kefiah manifesta una non volontà di identificarsi con la lotta climatica. Lei ha scelto di togliere specificità alla causa climatica raffigurandola subordinata ad altri fenomeni, nonostante già da sola la causa climatica rappresenti una sfida sistemica. Greta fa bene a solidarizzare con altre cause, ma fa male secondo me a far finta che i confini tra la causa palestinese e quella climatica siano in realtà inesistenti. Il movimento palestinese esiste ed è forte, mentre il movimento climatico di massa è essenzialmente inesistente. Si è persa un’occasione.
Giorni fa abbiamo visto una foto social nella quale erano insieme Francesca Albanese e Greta thunberg, che indossava la maglietta della ex GKN.
Una immagine potente di convergenza.
Crediamoci!
Ottimo articolo, Chiara! Purtroppo, come mi disse tempo fa il biologo marino Howard Dryden, la natura complessa e nascosta di certi sistemi influisce sulla capacità delle persone di vederne la reale complessità e tutti i collegamenti possibili. Sarebbe bello se tutte e tutti avessimo più familiarità con il pensiero sistemico, aiuterebbe a ridurre il giudizio fine a se stesso e probabilmente a risolvere (o quanto meno mitigare) realmente questi e altri problemi.
Ottimo articolo!
Ottimo articolo, per una come me che sí collega tutto, Greta è sempre un esempio da seguire. Ed è ovvio che venga oscurata. Siamo noi che dobbiamo impedirlo
articolo molto interessante! grazie!
Ottimo articolo davvero.
Non sono d’accordo con lei. Imbastardire una lotta giusta come quella ecologica con altri ismi come colonialismo imperialismo ecc. porta la lotta stessa in secondo piano. Dare le colpe non aiuta di certo a risolvere il problema. Senza contare che quello a cui dà la colpa é anche quello che garantisce ai popoli di crescere in benessere. Come la lotta per i femminicidi macchiata dai pro-pal. Pensa davvero che il femminismo ne abbia beneficiato? Le lotte di Greta sono come la sua lotta ecologista: vuote e prive di contenuti perché non danno mai una soluzione, ma mostrano solo il problema. Sun tzu diceva: se non porti soluzioni sei parte del problema. Ovviamente questa è la mia idea, ma ho trovato il suo articolo molto stimolante per una discussione e un ragionamento. Le faccio quindi i miei più sentiti complimenti e spero di leggerla ancora.
Quindi Thunberg sbaglia perché punta il dito sulle cause, e poi perché non si occupa delle cause?
Dare le colpe è NECESSARIO per risolvere il problema: pensi di poter eliminare una malattia senza conoscerne le cause? È esattamente quello che fa Thunberg. Le soluzioni tecniche al problema le conosciamo da anni o decenni. Mancano le soluzioni politiche.
Lei non addita le cause addita i colpevoli. Che é quello che ho scritto.Sono due cose diverse. Se sono chiare le soluzioni tecniche poi sarebbe bello saperle perché non mi sembrano così chiare. Il colonialismo é la causa della disparità sociale. Bene quale è la soluzione? Attenti però che la soluzione potrebbe non piacere agli stessi che la propongono!
Ciao Nicola, mi fa piacere che tu abbia apprezzato l'articolo. Capisco il tuo punto di vista, ma non lo condivido. L’idea che "imbastardire" la lotta ecologista con altri "ismi" la renda meno efficace parte dal presupposto che i problemi sociali e ambientali siano separabili. In realtà, la crisi climatica è il prodotto di un sistema economico e politico che ha radici nel colonialismo, nel capitalismo estrattivista e nelle disuguaglianze globali. Ignorare queste connessioni significa affrontare solo i sintomi senza mai toccare le cause strutturali. Per questo si dice che le lotte sono e devono essere necessariamente intersezionali, ovvero abbracciare più cause in quanto connesse. Non possiamo "risolvere" la crisi climatica senza pensare al sistema politico e sociale che la tiene viva.
Dire che "dare la colpa non aiuta a risolvere il problema" è una semplificazione pericolosa. Non si tratta di distribuire colpe in astratto, ma di identificare le responsabilità di chi detiene il potere economico e politico, e di chi ha storicamente beneficiato della distruzione ambientale e dello sfruttamento delle risorse. Greta Thunberg e molte altre attiviste non si limitano a mostrare il problema, ma propongono soluzioni concrete: giustizia climatica, transizione ecologica equa o il disinvestimento dai combustibili fossili. Se il sistema le ignora, non è perché siano "vuote", ma perché fanno paura. Su come poi tecnicamente farle sicuramente ci voglio più persone e più menti esperte che si mettono insieme e collaborano, ma prima di tutto c'è bisogno che i governi prendano atto che serve un cambiamento.
La ringrazio per la risposta. Trovo il modo di porre il problema troppo filosofico. In teoria lei ha ragione mané utopia. L’ecologismo non é la salvaguardia del paesaggio né rimediare alle ingiustizie. É meramente la produzione di energia nel rispetto dell’ambiente. Andre Gorz sosteneva che l’ecologismo é socialismo. Sappiamo i danni che ha fatto il socialismo. Non si tratta quindi di dare la colpa al colonialismo ( che proprio non c’entra), ma semmai al capitalismo che considera le risorse ambientali infinite e l’homo economicus affamato sempre di nuovi prodotti. Ma ecco che il capitalismo con le sue problematiche si é rivelato l’unico sistema che funziona e l’unico in grado di portare progresso alle popolazioni indigenti. Nel suo libro sulla storia dell’Africa scritto da una africana di Zeinab Badawi , nel parlare della tratta degli schiavi, spiega bene perché non bisogna dare la colpa se si vuole trovare una soluzione. In merito sarebbe utile un bel confronto tra questi punti di vista che qualche post non può esaurire, ma con qualcuno più capace di me nell’esporli. Intanto comunque bene parlarne e confrontarsi. La ringrazio ancora.
Sarebbe interessante capire che cosa di preciso nella lotta di Greta risulti vuota e priva di contenuto, Nicola. Dare le giuste e meritate colpe aiuta a risolvere a risolvere il problema eccome, in quanto crea consapevolezza sul problema e la sua origine. Francamente vuoto e privo di contenuto mi sembra il suo commento, non di certo il coraggio di una giovane donna che ha contribuito ad amplificare la risonanza di un problema che riguarda tutte e tutti noi.
Mi dica tre cose che la giovane coraggiosa donna abbia detto per risolvere il problema? Additare chi ha colpa che sono sempre i cattivi capitalisti i colonialisti e tutti gli isti che vuole non aiuta a risolvere il problema io ho contribuito a scrivere questo: https://partitoliberaldemocratico.com/ambienteenergia/. La mia proposta é il nucleare. Di questo c’è bisogno. Non filosofia ma proposte concrete e vere. Ripeto ancora una cosa é additare i colpevoli e siamo tutti capaci una cosa é dare proposte.
Secondo esperti come il premio Nobel Giorgio Parisi, il nucleare oggi è troppo lento, costoso e inadatto per affiancare le rinnovabili in una transizione rapida. Oltre ad essere molto rischioso, non lo dimentichiamo, e primitivo: mentre accediamo a nuove risorse ci rivolgiamo al passato? Vede che anche la sua proposta appare poco concreta, se misurata in modo pragmatico ovvero con lo stesso pragmatismo (tanto per affibbiarle un ismo che a lei non piacerà) con cui lei misura l'operato e il simbolo Greta. Eppure è molto concreto il simbolo Greta, non per le soluzioni che propone ma per il simbolo stesso. Il simbolo del cambiamento. E il cambiamento è un fatto concreto. Milioni di giovani accesi da questa giovane attivista devono essere considerati come un fatto molto molto concreto, che implica una intrinseca pressione concreta sui governi. Le proposte, come dice bene l'articolista Comerci, devono semmai essere materia da tavola rotonda. Ma già esistono queste menti (climatologi, economisti, agronomi, Nobel vari ecc., però non vengono ascoltate). Se fosse per me, farei una inchiesta molto più democratica e meno borghese: non solo menti scientifiche chiamerei a discutere sulla catastrofe climatica ma ascolterei il parere perfino delle tribù dell'Amazzonia coi loro sciamani, nonché qualche contadino moderno seguace di Fukuoka, qualche grande poeta con la sua percezione ecc. Sinceramente mi baserei meno sugli agronomi e sugli avvocati del clima. Se vediamo i resoconti dell'ISPRA, sul suo stesso sito, sembra che in Italia la transizione ecologica sia già stata compiuta: piantumati alberi a Benevento, Bolzano ecc., Italia seconda dopo la Norvegia nella riduzione dei gas serra ecc. ecc. Il sito dell'ISPRA è molto concreto, sembra quasi vero! Il capitalismo si esprime con molta concretezza, molto pragmatismo e molto ecologismo. No, caro Zanella, il problema non è negli "ismi" tout cour, il problema riguarda semmai quali ismi assumere come posizione morale, etica, politica e quindi ecologica. Lei dice che il socialismo è stato una rovina; ma dove? Forse si riferisce al comunismo trasformato in dittatura repressiva (con tanto di gulag per migliaia di intellettuali e poeti) o ridotto a sopravvivere agli embargos degli USA e Israele (vedi Cuba e Palestina). Il capitalismo ci ha dato il benessere? Ma è proprio questo il problema! E' questo modello di benessere che non funziona e distrugge il pianeta. Noi dobbiamo ideare un benessere diverso, non su basi capitalistiche. Non vede che è proprio una idea socialista quella che si chiede a gran voce oggi? Forse non importa chiamarlo socialismo, però nemmeno possiamo chiamarlo ecologismo. Anche il governo Meloni si dice ecologista! E allo stesso modo si diceva ecologista Draghi il banchiere. Sicuramente questi signori, essendo capitalisti, hanno paura del socialismo e del comunismo. Su questo non ci piove. Ed ecco che si ritrovano una Greta socialista, o anticapitalista, che ormai usa mettere in connessione le cause con gli effetti, come dovrebbe fare qualsiasi persona intelligente. Ed è per questo che la silenziano, così come reprimono i militanti di Ultima generazione. La paura è tale che hanno emanato provvedimenti in virtù dei quali si possono condannare questi attivisti a 6 anni di carcere e multe enormi, solo per aver imbrattato Van Gogh con della vernice rimovibile in nome del diritto alla vita e al benessere. Diritto al vero benessere. Van Gogh sarebbe stato sicuramente dalla loro parte, amante della natura com'era. Questa borghesia capitalista non usa i gulag, usa gli avvocati (perfino la dirigente dell'ISPRA è un avvocato!) e i giudici complici, che ovunque sono in maggioranza di destra. Ma il risultato è lo stesso dei gulag: eliminare il dissenso. Il fascismo di oggi non veste camicie nere ma grigie e blu stellate, amico mio.
Perché tutta questa energia non la riversiamo nel fondare un partito socialista, ma senza questo nome un po' vecchietto. Si potrebbe chiamarlo CLIMA, Marx sarebbe d'accordo. Il primo punto statutario potrebbe essere il ripristino dei livelli climatici preindustriali. Poche parole, in cui già balugina la necessaria battaglia di riconversione della cattiva industria, per una industria che produca pannelli solari, pale eoliche, macchine elettriche o a plastoline. Il capitalismo è arrivato alla fine, molto peggio del comunismo. Del resto capitalismo significa libera iniziativa privata e capitali capitali e capitali, solo questo. E dove vige il denaro non ha effetti nemmeno la legge, figuriamoci il senso del bene comune.
È una prospettiva interessante, io personalmente essendo un 16 enne all’epoca dell’ascesa di Greta non avevo sviluppato questo genere di pensiero critico. Mi viene da dire però che il suo passaggio a “persona vera” non implicava necessariamente che si svolgesse così. La scelta di portare la kefiah manifesta una non volontà di identificarsi con la lotta climatica. Lei ha scelto di togliere specificità alla causa climatica raffigurandola subordinata ad altri fenomeni, nonostante già da sola la causa climatica rappresenti una sfida sistemica. Greta fa bene a solidarizzare con altre cause, ma fa male secondo me a far finta che i confini tra la causa palestinese e quella climatica siano in realtà inesistenti. Il movimento palestinese esiste ed è forte, mentre il movimento climatico di massa è essenzialmente inesistente. Si è persa un’occasione.