A Olbia il mercato degli autonoleggi è diventato insostenibile
di Alessandro Pilo
“Senza macchina, la Sardegna non te la godi”. È il mantra che chiunque si sente ripetere prima di partire per le vacanze nell’isola. D’altronde l’immaginario turistico sardo è da sempre legato al viaggio on the road: strade panoramiche a picco sul mare e calette remote da raggiungere in totale libertà.
Più che scelta ideale per visitare l’isola, l’auto viene descritta come una necessità, al punto che gli agenti turistici sconsigliano vivamente di affidarsi per gli spostamenti al trasporto pubblico isolano. Intervistato qualche estate fa dal quotidiano La Nuova Sardegna, Gian Mario Pileri, attuale presidente di Fiavet, la federazione italiana delle agenzie di viaggio, commentava così: «Lasciando da parte le frequenze, del tutto insufficienti, bisogna aggiungere che i pochi collegamenti disponibili, e magari anche efficienti, vengono commercializzati malissimo».
Oltre a Google Maps, esiste un portale ufficiale della Regione Sardegna per pianificare gli spostamenti con i mezzi pubblici, nonostante alcune compagnie private non siano presenti in entrambi i motori di ricerca. Mettendoli alla prova, si scopre che quel cliché nasconde una solida base di verità: usare il trasporto pubblico per esigenze turistiche richiede pazienza e spirito di adattamento: per raggiungere da Olbia lo storico borgo di Castelsardo, una delle principali attrazioni del nord dell’isola, è disponibile un solo autobus diretto al giorno. Mentre per la tratta tra Cagliari e il sito archeologico patrimonio dell’Unesco di Barumini i tempi di percorrenza sono più o meno simili a quelli di un’auto, se non fosse che il primo bus diretto parta alle 2 del pomeriggio.
Le cose vanno meglio quando si viaggia tra i centri maggiori come Sassari, Cagliari e Oristano, da quest’anno collegati anche da Flixbus. Ma poi raggiungere le spiagge, in fondo uno dei motivi principali per visitare la Sardegna, può diventare un’impresa complicata e le opzioni si riducono drasticamente. Per non parlare poi delle aree di attesa delle fermate, inadatte a offrire protezione da un caldo estivo sempre più intenso.
Vista la situazione, molti turisti imbarcano la propria auto su un traghetto – soluzione preferita dal 17 per cento dei viaggiatori nel 2024, in aumento rispetto al 10 per cento del 2022 – oppure ne noleggiano una appena arrivati sull’isola. Quello degli autonoleggi in Sardegna è un mercato in forte crescita soprattutto a Olbia, il cui aeroporto nel 2025 ha avuto un traffico complessivo di oltre quattro milioni di passeggeri, attestandosi quattordicesimo in Italia, e tra i primi in Europa nei mesi estivi per numero di jet privati.
Non esistono dati ufficiali sul parco auto complessivo degli autonoleggi che operano a Olbia, anche se gli addetti ai lavori lo stimavano due anni fa in quaranta aziende e circa 20mila auto. Intervistato telefonicamente, il responsabile dell’azienda di autonoleggi Autosystem, Antonio Piredda, fa una stima aggiornata tra le aziende operanti nel solo aeroporto di Olbia di 23mila vetture, a conferma di un indotto nell’economia locale sempre più importante.
Dai 30mila abitanti del 1980, nel 2030 Olbia passerà a quasi 63mila residenti, unico comune sardo la cui popolazione è in crescita. Eppure, dietro il glamour di porta d’accesso alla Costa Smeralda, Olbia conserva in gran parte la struttura di una piccola città di provincia, e fatica a reggere la pressione del traffico generato dai flussi del porto e dell’aeroporto. «La viabilità olbiese-gallurese va in sofferenza da metà maggio. Prima si formavano code solo negli orari di partenza dei traghetti, ora ci sono più o meno a tutte le ore», spiega Angela Deiana Galiberti, direttrice del quotidiano locale Olbia.it.
Il problema viene aggravato dal pendolarismo dai comuni più vicini, a sua volta un effetto collaterale dell’overtourism: Il boom turistico ha reso Olbia la città italiana con i prezzi immobiliari più alti nella fascia tra i 50mila e i 100mila abitanti. Ciò ha costretto molti lavoratori locali a trasferirsi altrove perché non possono più permettersi di vivere in città. «In passato, chi non riusciva ad affittare o comprare casa a Olbia ripiegava sui paesi limitrofi di Loiri, Porto San Paolo e Telti. Oggi anche in questi centri i prezzi sono saliti e hanno spinto le persone ancora più nell’entroterra, a venti e quaranta chilometri di distanza, per esempio a Monti, Berchidda, e Sant’antonio di Gallura», riflette ancora Deiana Galiberti.
Come molti residenti, d’estate anche Antonio Piredda trova complicato spostarsi in auto per andare o tornare dal lavoro, «tragitti che d’inverno faresti in meno di dieci minuti in auto, in alta stagione ne possono richiedere cinquanta», mi racconta. I social media sono pieni di storie simili, articoli della stampa locale e post di residenti esasperati. In una lettera aperta che è circolata molto online, un cittadino olbiese si è chiesto se poter tornare a casa dal lavoro senza restare perennemente bloccati nel traffico non dovrebbe essere un diritto.
Ma al di là delle lamentele sui social, non esiste nessun movimento organizzato per richiedere soluzioni, ha spiegato Roberta Calcina, esperta di mobilità e fondatrice dell’associazione locale di mobilità sostenibile HubMat. «Le proteste dei cittadini si concentrano solitamente sul traffico, ma nessuno riflette ancora sulle cause: questo modello di turismo basato sull’auto sta diventando insostenibile». Anche Piredda ne è consapevole: «per noi del settore la crescita è positiva, ma se sul lungo termine i numeri continuano ad aumentare ogni anno, poi il sistema si rompe». Il mercato però sembra andare proprio in quella direzione: secondo Piredda la politica dei grandi player del settore autonoleggio è avere flotte auto di grandi dimensioni e offrirle con tariffe low cost, il che costringe l’intero comparto ad adeguarsi. Piredda vedrebbe di buon occhio un parco auto ridotto, offerto a prezzi maggiori. Tuttavia soluzioni di questo tipo rischiano di rendere il turismo sardo ancora più elitario, senza avere nessun effetto significativo sui flussi automobilistici.
Anche perché, secondo Deiana Galiberti, la politica comunale per disincentivare l’uso dell’auto finora ha prodotto risultati più simbolici che sostanziali: «da un lato i parcheggi sono diminuiti, sono nate nuove piste ciclabili ed è stata istituita una zona 30. Dall’altro si incoraggia attivamente il boom di turisti, le nuove costruzioni ricettive, i grandi eventi e l’aumento di voli e yacht. C’è una rincorsa alla crescita economica che vanifica tutto».
Barbara Manca, assessora ai Trasporti della Regione Sardegna, mi ha spiegato che l’isola sconta un ritardo oggettivo: «Per molti anni la Sardegna non è stata una priorità negli investimenti infrastrutturali dello Stato e l’ultima vera pianificazione strategica della mobilità risale a trent’anni fa». Per ripensare il trasporto pubblico locale, l’assessora ha avviato un percorso di dialogo con il territorio, ma ci tiene a precisare un punto importante: «la Sardegna non vive soltanto di turismo e non vive soltanto d’estate. Il trasporto pubblico va adeguato innanzitutto per garantire il diritto alla mobilità dei residenti tutto l’anno, non per gestire i picchi estivi dei visitatori». La soluzione, secondo l’assessora, risiede nello sviluppo di partnership pubblico-private capaci di soddisfare le esigenze dei visitatori estivi senza gravare sui servizi per i cittadini.
Il nuovo Piano dei Trasporti regionale prevede ulteriori collegamenti ferroviari, tra questi la linea veloce Olbia-Cagliari, mentre altre soluzioni da un punto di vista ambientale sono decisamente più discutibili, vedi il volo interno sulla stessa tratta. Roberta Calcina invece è perplessa sull’efficacia di nuove infrastrutture stradali: «nel Piano preliminare dei Trasporti regionali si ipotizza l’ampliamento della strada provinciale 125 nell’olbiese, una delle arterie più congestionate in estate. Parliamo però di un’opera complessa dal punto di vista paesaggistico, che richiederà molti anni per essere ultimata, inoltre costruire nuove strade può generare più traffico anziché risolvere il problema».
Per fare fronte all’impennata del turismo post-pandemia, diverse destinazioni europee hanno iniziato a limitare i flussi, e in alcuni casi hanno imposto un limite alla circolazione stradale. A Ibiza è stato recentemente introdotto un tetto massimo per le auto a noleggio, riservando l’accesso in certe aree urbane ai soli residenti. Mentre a Tenerife l’assenza di regolamentazione, unita a un crescente sentimento antiturismo, ha trasformato le auto a noleggio in un simbolo del problema, culminando in atti di vandalismo. Se è vero che la scala del turismo in Sardegna non è ancora paragonabile a quella delle isole spagnole, l’assessore al turismo della Regione Sardegna Franco Cuccureddu ha recentemente ammesso che l’isola si trova davanti a una saturazione estiva.
Secondo Calcina, serve uno sforzo collettivo basato su partnership strategiche e scelte individuali più consapevoli da parte dei turisti: «ci sono almeno una decina di spiagge facilmente raggiungibili da Olbia con i mezzi pubblici. Se si migliorasse il servizio aumentandone la frequenza o creando nuove tratte private, se gli operatori turistici iniziassero a promuovere queste alternative e i visitatori accettassero l’idea di una vacanza più stanziale, si farebbe già un importante passo avanti».
Alessandro Pilo è un giornalista e fact checker per Facta. Si occupa di disinformazione, piattaforme e vita ai tempi dell'emergenza climatica. Ha scritto per VICE, La Stampa, Altreconomia e Ultimo Uomo.





